DISTURBI del COMPORTAMENTO ALIMENTARE (DCA): Il ruolo del nutrizionista

DISTURBI ALIMENTARI E IL RUOLO DEL NUTRIZIONISTA

Oggi i disturbi alimentari sono la terza patologia cronica per importanza nell’adolescente, si presentano in tutti i gruppi etnici e colpiscono maggiormente il sesso femminile.
Spesso sono tenuti nascosti dagli individui affetti.

Di cosa si tratta? Sono patologie psicologiche, malattie dovute ad un’immagine distorta del proprio corpo dettata dalla società, o sono patologie provocate da meccanismi genetici?
Si potrebbe parlare di una concomitanza di differenti fattori.

 

 

Se ne parla frequentemente grazie anche alla diagnosi preventiva e all’informazione maggiore.

Il nutrizionista può lavorare sulla prevenzione primaria correggendo sul nascere le abitudini alimentari errate, ostacolando l’insorgenza della malattia.
Altro aspetto sul quale può intervenire è la prevenzione secondaria (diagnosi precoce); indirizzando il paziente e/o i familiari verso un percorso terapeutico corretto; la riabilitazione psico-nutrizionale è un intervento integrato che coinvolge più figure professionali.
Il nutrizionista aiuta la rieducazione attraverso una corretta educazione alimentare, avvalendosi anche della collaborazione di altri specialisti quali psicologi, gastroenterologi, psichiatri, internisti, endocrinologi, ecc.
Importante quindi che il nutrizionista agisca anche in modo preventivo quando si renda conto di avere davanti un caso simile, rimandandolo anche da altri specialisti.

Non esiste un momento migliore per rapportarsi col nutrizionista. Certo è che prima ci si affida meglio il problema è affrontabile, ma ciò non toglie che a ogni stadio esiste un risultato che può essere raggiunto.

Gli obiettivi saranno migliorare lo stato nutrizionale (cercando di adeguare il fabbisogno dei nutrienti ed energetico alle reali necessità) e indirizzare verso una corretta visione del cibo e del peso.

 

 

I fattori di rischio sono:

Sesso femminile

Diete ripetute

Pubertà precoce

Temperamento

Perfezionismo

Irritabilità sul proprio peso

Bassa stima di sé stessi

Perdite di persone care e disagi familiari

 

 

ANORESSIA

Spesso la persona inizia una dieta volta a migliorare la propria immagine, la quale sfocia poi nel drastico rifiuto del cibo allo scopo di perseguire un ideale di magrezza irraggiungibile: la persona anoressica non si sente mai magra abbastanza.

Questa patologia cela un profondo disagio che si tenta di mettere a tacere attraverso il controllo ossessivo delle calorie e del peso. Pur arrivando ad essere “pelle e ossa”, la persona non se ne rende conto.

Purtroppo non è solo un fattore estetico, ma l’anoressia colpisce il corpo, lo attacca nelle sue funzioni vitali e può portare a gravi conseguenze fisiche quali insufficienza renale, osteoporosi, alterazioni cardiovascolari, perdita dei denti e dei capelli.

 

Come viene diagnosticata?

Indice di massa corporea o BMI (kg/m²) di 17.5 o minore.
Perdita di peso autoindotta (eliminazione dalla dieta di cibi grassi, vomito autoindotto, uso di purghe, eccessiva attività fisica, diuretici o soppressori dell’appetito).
Vi è una distorsione della percezione dell’immagine del proprio corpo.
Sono presenti spesso disordini endocrini dell’asse ipotalamo ipofisario che portano ad amenorrea nella donna e impotenza e calo della libido nell’uomo.
Se prepuberale, blocco o ritardo della pubertà.

 

Due tipi di anoressia

  1. Anoressia bulimico/purgativa, in cui il comportamento anoressico è associato a sintomi bulimici: abbuffate ricorrenti e comparsa di comportamenti di recupero come vomito autoindotto, abuso di lassativi e/o di diuretici, digiuno, assunzione di preparati dimagranti, effettuazione di un’attività fisica esasperata (es. corsa, ginnastica, ecc.).
  2. Anoressia di tipo restrittivo, in cui è presente solo un forte controllo sulla dieta.

 

BULIMIA

Il bulimico ha una bassissima stima di sé che deriva da un profondo vuoto interiore che cerca di riempire ingerendo enormi quantità di cibo, al di là della sua volontà.
Il soggetto sentendosi poi in colpa escogita pericolose condotte eliminatorie quali vomito autoindotto, abuso di lassativi e diuretici.

La bulimia non è chiaramente visibile come l’anoressia, ma ha conseguenze altrettanto pesanti sulla vita e la salute di chi ne soffre.
Si instaura con il cibo una vera e propria dipendenza paragonabile a quella che lega il tossicodipendente alla droga.
C’è una persistente preoccupazione nei confronti del cibo, episodi di sovralimentazione con ingestione di grandi quantità di cibo in un breve lasso di tempo.

 

Il soggetto cerca di contrastare l’effetto ingrassante del cibo con l’abuso di purghe, vomito autoindotto, periodi di inedia, farmaci soppressori della fame, diuretici o preparati attivi sulla tiroide.
I problemi psicologici frequenti sono la paura di ingrassare, autoimposizione di un peso ben al di sotto di quello ideale.
Alle spalle la persona ha spesso una storia pregressa di anoressia nervosa.

 

DIFFERENZE FONDAMENTALI

 

Il nutrizionista in queste problematiche può essere un valido supporto.

Si instaura un percorso personalizzato volto a migliorare la qualità della vita e il benessere generale.
Il primo passo per volersi bene è prendersi cura di sé, per sé stessi e per chi ci sta vicino.

«Talvolta l’obbiettivo del trattamento si sposta dalla guarigione completa, a un miglioramento e a una stabilizzazione dello stato di
salute e della qualità della vita»
Zanetti et al. 2009, In Gentile: Obesità, Anoressia e bulimia nervosa. Matteoli 1885

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Dott. Stefano Carrara.
Biologo Nutrizionista
www.isoladelbenesserecarrara.it
3335429246

Consulenze nutrizionali e Educazione alimentare

 

 

 

 

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